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Il calvario di Francesco Rocca

Francesco Rocca veloce come il vento

La carriera di Francesco Rocca correva veloce quanto le sue scorribande in campo. Da San Vito Romano alla capitale, strappato giovanissimo alla Juventus per opera di Camillo Anastasi. I successi con la Primavera, l’esordio a 18 anni in Serie A con Herrera, la consacrazione con Liedholm. Il barone ne affina la tecnica, migliora il suo sinistro e ne potenzia i muscoli. Rocca, velocissimo di suo, diventa in breve tempo una macchina infernale che non conosce ostacoli. Anzi, una moto. Kawasaki lo ribattezzano i tifosi, che s’innamorano di lui. Espressione moderna del ruolo di terzino a tutta fascia, diventa un perno anche della Nazionale che si ricostruisce sulle ceneri del Mondiale del 1974. Ha soltanto 22 anni e sfreccia veloce verso un futuro da predestinato. Fino al 10 ottobre 1976, quando inizia il calvario di Francesco Rocca.

Roma-Cesena del 10 ottobre 1976.
Squadre in campo per Roma-Cesena del 10 ottobre 1976. Rocca, sulla sinistra tra Paolo Conti e Santarini, ed il cesenate Bittolo, con il numero 7, sulla destra

Inizia il calvario di Francesco Rocca

Domenica 10 ottobre 1976. All’Olimpico va in scena la prima in casa contro il Cesena. Rocca, che nel pari di esordio contro il Genoa ha sofferto per via di un pestone ricevuto nella partitella del giovedì, scalpita. La Roma scende in campo con la nuova divisa fornita dal brand britannico Umbro e Francesco, amante del calcio inglese, è ancora più entusiasta. Dopo pochi minuti, proteggendo una palla destinata ad uscire, subisce l’intervento da dietro del cesenate Bittolo che non si ferma. Il colpo impatta sulla parte superiore del polpaccio sinistro e provoca un movimento innaturale del ginocchio. Rocca avverte un fastidio per tutta la gara ma non se ne accorge nessuno. Risulta infatti il migliore in campo. Arrivato a casa il ginocchio si gonfia e Francesco non riesce a prendere sonno dal dolore.

Maledetta nazionale

Sabato 16 ottobre è in programma in Lussemburgo la prima gara di qualificazione ai Mondiali di Argentina. Rocca sente forte il richiamo della maglia azzurra e i medici non lo fermano. Ghiaccio e riposo, ma può scendere in campo. L’Italia vince facile per quattro a uno ma Francesco in campo non è lui, condizionato da un dolore sempre più insistente. Non può neanche immaginare che quella sarà la sua ultima gara in Nazionale. Martedì 19 ottobre Rocca si presenta regolarmente al Tre Fontane per l’allenamento mattutino e inizia a palleggiare con l’ex arbitro internazionale Riccardo Lattanzi. Poggiando il peso sulla gamba sinistra, avverte un dolore fortissimo e sente un rumore presagio di una rottura sistemica. Prima di crollare, privo di sensi, a terra. Con risonanza e TAC non ancora disponibili, tutti pensano al menisco. Il 21 ottobre il Prof. Lamberto Perugia si accorge, aprendo l’articolazione, che la situazione è molto più grave. Si era rotto tutto: legamento crociato anteriore, collaterale, menisco, capsula articolare e cartilagine. Il professore pensa che Rocca non potrà più tornare a giocare, ma lo dice soltanto al presidente Anzalone, suo amico.

Rocca in Nazionale
Prima della sfida con il Lussemburgo del 16.10.76
Inizia il calvario di Francesco Rocca al Tre Fontane
Rocca, stremato, tra le braccia di Minaccioni dopo l'infortunio al Tre Fontane
Rocca toglie il gesso dopo il primo intervento
Dopo 45 giorni Rocca toglie il gesso

Il rientro e la tournée americana

Rocca ricomincia ad allenarsi il 5 gennaio 1977, a due mesi e mezzo dall’intervento. Per il rientro in campo bisogna attendere la trasferta di Perugia del 17 aprile 1977. La Roma perde per tre a zero ma nel capoluogo umbro si presentano ben diecimila tifosi romanisti per dare il bentornato a Francesco Rocca. Per il resto del campionato il terzino scende regolarmente in campo anche se è costretto a saltare la sfida con la Juve del 14 maggio per il riacutizzarsi del dolore. Terminata la Serie A, la Roma parte per una tournée in Nord America. Rocca non vorrebbe andare per allenarsi nella capitale, ma il contratto siglato dalla società è condizionato alla sua presenza. Il giocatore perde il braccio di ferro con il presidente ma riesce a giocare soltanto pochi minuti delle prime due gare. Sei minuti per la precisione il 29 maggio contro il New York Apollo. Neanche dieci il primo giugno contro i Vancouver Whitecaps, prima di arrendersi in lacrime alzando la mano in segno di resa. Rocca è autorizzato a tornare in Italia e la società è costretta ad annullare le restanti amichevoli previste a San José e San Francisco.

Rocca si allena con il Prof. Piras
Rocca si allena con il Prof. Piras
Rocca rientra a Perugia
Il saluto ai tifosi nel ritorno in campo di Perugia
Il braccio di ferro con la società su Il Messaggero
Il braccio di ferro con la società su Il Messaggero

Ricomincia il calvario di Francesco Rocca

Rocca si aggrega alla Roma di Giagnoni per il ritiro estivo del 1977. Il ginocchio però fa ancora male e già a fine luglio è di nuovo a Villa Bianca dal Prof. Perugia, che attribuisce il dolore al menisco. Il giocatore vuole sentire altri pareri e vola prima in Spagna dal Prof. Cabot e poi dal Prof. Trillat a Lione. Per quest’ultimo bisogna ricostruire il legamento e così Rocca il 15 settembre è di nuovo sotto i ferri. Kawasaki salta tutta la stagione, al termine della quale si diffondono voci infondate di un suo addio al calcio. Il 29 giugno 1978 Rocca si sottopone segretamente ad un terzo intervento, il secondo da Trillat a Lione. La nuova operazione ha finalità esplorative e permette al luminare francese di rimuovere alcuni frammenti ossei. Il responso sembra essere positivo e Rocca fa rientro in campo, dopo un anno e mezzo, il 22 ottobre 1978. All’Olimpico arriva il Bologna e Francesco scende in campo con la fascia da capitano.

Il calvario di Francesco Rocca, qui con il Prof. Perugia
Rocca con il Prof. Perugia nell'estate 1977 (foto L'Unità)
Rocca capitano contro il Bologna
Con la fascia da capitano contro il Bologna

Il ginocchio sinistro non dà pace

Dopo il rientro contro il Bologna, già a dicembre il ginocchio fa di nuovo male. Rocca salta il tour in Arabia di Natale e resta a curarsi a Saturnia. Riesce a giocare con una certa regolarità e a fine aprile è protagonista di un’ottima prestazione nella vittoria di Milano contro l’Inter. Pochi giorni dopo però si sveglia con il ginocchio nuovamente gonfio. Il 9 maggio 1979 Rocca si sottopone ad un quarto intervento. Il Prof. Perugia rimuove un nuovo corpo mobile e riscontra una forte sofferenza articolare. Il campo lo rivede il 21 ottobre nella trasferta di Udine e riesce poi a mettere in fila diverse presenze. Non gioca ma festeggia con i compagni la vittoria della Coppa Italia. Durante la prima parte della stagione 1980-81 Francesco gioca discretamente ma dopo la vittoria casalinga contro l’Udinese il ginocchio torna a tormentarlo. Il 18 dicembre 1980 finisce di nuovo sotto i ferri del Prof. Perugia, che procede alla rimozione stavolta di due corpi mobili. Kawasaki torna in campo il 3 maggio 1981 contro il Perugia.

La visita di Mennea dopo l'intervento del dicembre 1980
La visita di Mennea dopo l'intervento del dicembre 1980 (foto L'Unità)
L'ennesimo rientro di Rocca contro il Perugia
Ennesimo rientro di Rocca il 3 maggio 1981 contro il Perugia

La fine del calvario di Francesco Rocca

Francesco si prepara per la stagione 1981-82 ma nel ritiro di Brunico il ginocchio torna a farlo soffrire. Il giocatore matura così una decisione che covava da tempo e il 3 agosto 1981, il giorno successivo al suo ventisettesimo compleanno, annuncia il ritiro dal calcio giocato. La Roma e i tifosi gli danno il giusto tributo il 29 agosto, in occasione dell’amichevole contro l’Internacional di Porto Alegre. Dopo venti minuti la partita è sospesa per consentire a Kawasaki di fare un giro d’onore e ricevere il ricordo della società. Prima di correre via negli spogliatoi visibilmente scosso. Termina così, dopo 170 gare e due reti ma soprattutto dopo ben cinque interventi chirurgici, il calvario di Francesco Rocca. E si apre una ferita nel cuore del campione e dei tifosi che non si rimarginerà più. Correva troppo veloce Kawasaki, più veloce dei suoi stessi sogni. 

Rocca in trionfo nel giorno del suo addio
Rocca in trionfo nel giorno del suo addio

Il Prof. Lamberto Perugia parla, dopo quasi 40 anni, del caso-Rocca